Elezioni in Myanmar, Suu Kyi annuncia la vittoria

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La Lega Nazionale per la Democrazia conquista la vittoria e accoglie nuove sfide di riforma del Paese 

In Myanmar è terminato lo spoglio dei voti delle elezioni generali di domenica 8 novembre e la Lega Nazionale per la Democrazia (NLD), guidata dalla popolare leader e vincitrice del premio Nobel per la pace Aung San Suu Kyi, rivendica già la vittoria, dichiarando di aver ottenuto più dell’80% dei seggi in palio.

Il Myanmar è un Paese ancora alle prime armi quando si parla di democrazia elettorale, infatti è solo la seconda volta che i suoi cittadini si recano alle urne, dopo cinquant’anni di dittatura militare. Il voto di domenica scorsa arriva per il rinnovo di 500 dei 664 seggi delle due Camere del Parlamento e la NLD, partito di governo nella precedente legislatura, contava di ottenere ancora più voti di quelli conquistati nelle elezioni del 2015. Aspettative confermate dai conteggi, che conferiscono a Suu Kyi 396 dei 498 seggi assegnati. Una vittoria schiacciante per la maggioranza, che dovrà comunque fare i conti con il potere di veto dell’esercito, che secondo le disposizioni costituzionali detiene il 25% dei seggi.

La chiamata alle urne è arrivata a seguito di una recrudescenza dei casi di Covid-19 in Myanmar, che da metà agosto ha registrato più di 60.000 contagi e 1.390 morti. I partiti di opposizione avevano chiesto un rinvio delle elezioni a causa dell’aumento esponenziale dei casi, ma la NLD e la Commissione elettorale hanno insistito per andare avanti. Agli elettori più anziani è stato consentito di votare in anticipo, mentre il governo ha promesso la fornitura di adeguati strumenti di protezione individuale per gli scrutatori e la garanzia del distanziamento sociale in ogni seggio. 

L’emergenza sanitaria e motivi di sicurezza legati alle tensioni etniche hanno reso problematico l’accesso al voto in 51 circoscrizioni elettorali, corrispondenti a circa 1,5 milioni di persone, secondo le stime della Commissione elettorale. La popolazione maggiormente colpita dalle limitazioni al voto risiede nella regione del Rakhine, dove sono al momento presenti ostilità tra le minoranze indipendentiste e la giunta militare. La parte occidentale del Paese ospita, inoltre, anche la minoranza dei Rohingya che, considerati immigrati del Bangladesh e dunque non parte della popolazione nazionale, non hanno potuto recarsi alle urne.

Il Partito di Unione Solidarietà e Sviluppo (USDP), sostenuto dai militari è stato il principale oppositore dell’NDL nelle elezioni dell’8 novembre. Il comandante in capo del Myanmar, l’Alto Generale Min Aung Hlaing, la scorsa settimana ha rifiutato di impegnarsi ad onorare i risultati delle elezioni generali, criticando la controversa gestione delle procedure elettorali. Tuttavia domenica, dopo aver espresso il suo voto, il generale ha dichiarato che “deve accettare il risultato, in quanto espressione della volontà popolare”.

Nonostante le diffuse critiche sull’amministrazione delle elezioni, definite “fondamentalmente imperfette”, il riscontro sul piano nazionale è decisamente favorevole a Suu Kyi e alla Lega Nazionale per la Democrazia. Le elezioni generali sono state viste come un vero e proprio referendum sull’operato dell’NLD nella precedente legislatura e le interviste fuori dalle cabine elettorali confermano come la maggior parte dei cittadini sia rimasta soddisfatta dai risultati del partito, grazie al quale il Myanmar sembra essersi avviato verso un futuro di libertà. Da parte sua, nell’ultimo comizio pre-elettorale, Suu Kyi ha promesso di rafforzare le strutture democratiche del Paese, se rieletta. Riconoscendo le lamentele originate dalla gestione del voto, ha affermato che “l’importante è risolvere questi problemi con mezzi pacifici entro i limiti delle leggi” e ha esortato gli elettori a rimanere calmi e preservare la stabilità.

Un risultato così favorevole alla NLD potrebbe fornire al partito di Suu Kyi la possibilità di emanciparsi in maggior misura dalla giunta militare e tentare perfino di riscrivere le disposizioni costituzionali che assegnano alle forze armate il controllo di tre ministeri chiave: Interni, Difesa ed Esteri. La leader birmana ha, d’altronde, già lasciato intendere quali saranno le priorità del suo secondo mandato. In primo luogo si parla di lotta alla pandemia, che ha investito il Myanmar con una seconda ondata proprio durante il periodo delle elezioni, ma anche di misure di contrasto alla crisi economica e accelerazione del processo di pace tra le varie minoranze etniche in disaccordo con il governo centrale.

A cura di Emilia Leban 

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